Lavoro e vivo nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia: un territorio che ospita un’eccezionale diversità floristica, tra cui numerose specie vegetali spontanee commestibili, le cosiddette piante alimurgiche, che rappresentano una risorsa nutrizionale storicamente sottovalutata e scientificamente poco esplorata. Tra queste, Asphodeline lutea, appartenente alla famiglia Asphodelaceae, occupa un posto di particolare interesse: è diffusa, riconoscibile, e possiede un profilo fitochimico di notevole rilevanza per la nutrizione funzionale.
L’utilizzo alimentare di A. lutea è documentato fin dall’antichità: fonti storiche attestano il consumo delle radici arrostite nella Grecia classica, pratica che testimonia una conoscenza empirica consolidata delle sue proprietà nutrizionali. In aree rurali della Turchia, le foglie di specie affini del genere Asphodeline sono tuttora impiegate come verdura da insalata o cotta. Il consumo è stagionale e coincide con l’inizio della primavera, con la raccolta delle parti vegetative giovani prima della fioritura, in quanto caratterizzate da minore contenuto in fibre strutturali e metaboliti secondari ad alto dosaggio.
Dal punto di vista fitochimico, A. lutea è la specie più studiata del genere. Analisi HPLC delle parti eduli hanno identificato: antrachinoni e biantrachinoni (con attività lassativa dose-dipendente per stimolazione della peristalsi e incremento della secrezione idrica nel colon); flavonoidi e acidi fenolici, tra cui l’acido caffeico, con documentata attività antiossidante, antinfiammatoria e neuroprotettiva. Gli estratti radicali hanno evidenziato in modelli sperimentali in vitro un’attività epatoprotettiva e citoprotettiva comparabile a quella della silimarina (Silybum marianum), nonché attività antiproliferativa su linee cellulari tumorali e potenziale azione sulla resistenza multifarmaco (MDR).
Secondo la revisione di Lazarova del 2025, pubblicata su BIO Web of Conferences, le piante alimurgiche presentano spesso concentrazioni di micronutrienti e composti bioattivi superiori alle piante ortive coltivate. Ciò colloca A. lutea nell’ambito dei cosiddetti functional foods di origine spontanea, coerentemente con gli obiettivi strategici della FAO in materia di biodiversità alimentare e sicurezza nutrizionale globale.
L’inserimento di A. lutea nella dieta deve essere guidato da criteri scientifici precisi. La presenza di un profilo fitochimico complesso impone che la raccolta avvenga prima della fioritura dei bellissimi fiori gialli e che il consumo avvenga esclusivamente previa cottura: il trattamento termico (cottura a bollitura o arrostimento) riduce la biodisponibilità dei composti potenzialmente irritanti e migliora la digeribilità.
Nella tradizione murgiana le parti eduli di A. lutea riguardano principalmente:
Nell’alimentazione murgiana, Asphodeline lutea rientra tra le piante spontanee commestibili tradizionali. Tuttavia, è importante chiarire che il consumo è storicamente limitato a specifiche parti ed è fondamentale una corretta identificazione botanica per evitare confusioni con specie affini non eduli.
Allo stesso tempo, il suo consumo stagionale e moderato rappresenta un apporto di composti fenolici antiossidanti e fibra difficilmente replicabile negli ortaggi convenzionali, avendo un profilo nutrizionale funzionale evidence-based.
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Fonti:
Lazarova I. et al (2025). Alimurgic plants: The sustainable source of functional food and health promoting substances. BIO Web of Conferences. https://doi.org/10.1051/bioconf/202518703005
Malmir M. et al (2018). A Comprehensive Review on the Medicinal Plants from the Genus Asphodelus. Plants (MDPI). https://doi.org/10.3390/plants7010020
Lazarova, I. et al (2013). Asphodeline lutea (L.) Rchb.: A review of its botany, phytochemistry and ethnopharmacology. https://www.researchgate.net/publication/259477203